PNRR e ritardo digitale: il costo invisibile del mancato BIM nella spesa pubblica regionale

Nel quadro dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la capacità di spesa e soprattutto di certificazione della spesa rappresenta il vero indicatore di efficacia amministrativa. I dati riportati evidenziano una condizione strutturalmente critica: su una dotazione regionale pari a 2,074 miliardi di euro, risultano spesi poco più di 727 milioni, mentre la spesa certificata si ferma a 204 milioni (9,8%). Restano quindi da impegnare 1,347 miliardi e da rendicontare 1,87 miliardi, con una scadenza imminente fissata a 139 giorni.

Questo scarto tra spesa reale e certificazione – definito “disallineamento” – non può essere letto esclusivamente come inefficienza burocratica. Esso rappresenta piuttosto il sintomo di una mancanza sistemica di infrastruttura digitale integrata, che trova nel mancato utilizzo del BIM (Building Information Modeling) uno dei principali fattori abilitanti non attivati.

Il BIM come infrastruttura cognitiva mancata

Il BIM non è semplicemente uno strumento tecnologico, ma un sistema informativo collaborativo capace di integrare progettazione, esecuzione, monitoraggio e rendicontazione. In un contesto come quello del PNRR, caratterizzato da milestone e target stringenti imposti dalla Commissione Europea, la sua adozione avrebbe consentito:

• tracciabilità in tempo reale dello stato di avanzamento;

• coerenza tra spesa e certificazione;

• interoperabilità tra enti regionali, nazionali e organismi di controllo;

• riduzione del rischio di blocchi procedurali.

L’assenza di tale modello ha invece prodotto una gestione frammentata, analogica e non interoperabile, in cui i dati risultano dispersi tra dipartimenti, rallentando o impedendo la validazione delle spese.

Progetti “decollati ma mai atterrati”

Il dato più allarmante riguarda la natura stessa dei progetti: molti risultano formalmente avviati, ma incapaci di giungere a compimento. È il caso emblematico dei:

46 progetti per i centri per l’impiego,

3.324 interventi nel settore formazione e lavoro,

• programmi su istruzione e sistema duale,

• interventi su acqua, rifiuti, depurazione e dighe.

Questi numeri non indicano assenza di iniziativa, ma incapacità di governo del ciclo di vita del progetto. In termini BIM, si tratta di una mancata gestione del cosiddetto information lifecycle, dove ogni fase (design, build, operate) resta scollegata dalle altre.

Il risultato è una condizione paradossale: la Regione dichiara avanzamenti significativi (anche oltre il 60% in alcuni settori), mentre a Bruxelles risulta una spesa pari a zero.

Il ruolo critico del Comitato BIM2025 Sicilia

In questo scenario, il Comitato BIM2025 Sicilia ha svolto un ruolo anticipatore e analitico, evidenziando con largo anticipo come la mancata digitalizzazione dei processi avrebbe generato:

• ritardi nella spesa;

• incapacità di certificazione;

• perdita di opportunità strategiche;

• rischio concreto di restituzione dei fondi.

Le analisi del Comitato si sono concentrate proprio sulla necessità di adottare modelli BIM e Digital Twin come strumenti di governance e non come meri optional tecnologici. La loro mancata implementazione ha trasformato il PNRR da occasione di innovazione sistemica a emergenza gestionale.

Disallineamento e crisi della governance

Il cosiddetto “disallineamento” tra spesa e certificazione va reinterpretato come fallimento della governance informativa. Non è solo un ritardo amministrativo, ma la conseguenza di:

• assenza di ambienti di condivisione dati (CDE);

• mancanza di standard comuni;

• scarsa integrazione tra livelli istituzionali;

• limitata cultura digitale nella PA.

In un sistema BIM maturo, ogni spesa sarebbe automaticamente associata a un elemento informativo certificabile, riducendo drasticamente il gap tra esecuzione e rendicontazione.

A pochi mesi dalla scadenza, il rischio non è solo quello di perdere risorse economiche, ma di certificare un fallimento culturale e organizzativo. Il PNRR avrebbe potuto rappresentare il punto di svolta verso una pubblica amministrazione data-driven; invece, senza BIM, ha evidenziato tutte le fragilità di un sistema ancora analogico.

La vera questione non è quanto si è speso, ma quanto si è stati in grado di dimostrare di aver speso correttamente. E su questo terreno, il ritardo digitale pesa più di qualsiasi inefficienza burocratica.

Il BIM, in questa prospettiva, non è più una scelta tecnica, ma una condizione necessaria per l’esistenza stessa di una governance pubblica efficace. Senza di esso, i progetti continueranno a decollare, ma difficilmente atterreranno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto